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16 GIORGIO SALVINI
di Heisenberg in quello stesso corso è dedicata alla "Produzione dei mesoni negli urti
di grandissima energia." Questo è un problema con il quale si misurarono negli anni
cinquanta Fermi ed Heisenberg, con grande stile e chiarezza. Anche questo mi fece e mi
fa ripensare al grande contributo alla fisica di questi due grandi, tanto diversi a tanto
sottili nel loro approccio ai problemi fondamentali. lo fui in parte testimone a questo
corso, e mi permetto quindi di aggiungere alla nota di Ricci alcuni miei ricordi diretti,
anche, come vedrete, per un debito di gratitudine al nostro Fermi.
Le ultime lezioni della scuola di Varenna a cui Enrico Fermi assistette in Italia, nel-
l'agosto 1954, sono quelle dedicate ai progetti europei di macchine acceleratrici, con
contributi di E. Amaldi, di J. Adams, di E. Persico e di chi scrive [13]. In particolare le
due ultime furono dedicate al "Progetto Italiano di una macchina acceleratrice." Enrico
Persico presentò la sua teoria sulla cattura degli elettroni in un elettrosincrotrone di alta
energia. lo presentai il nostro progetto, già piuttosto avanzato, per l'elettrosincrotrone
italiano, che entrò in funzione nel 1958 a Frascati.
Fermi ascoltò e si interessò molto al progetto, soprattutto alla elegante teoria di E.
Persico e dei suoi collaboratori teorici (il gruppo Sincrotrone era presente a Varenna
con Persico, i giovani Carlo Bernardini e Ferdinando Amman e con me). Ma debbo
qui ricordare che dalla attenzione di Fermi scoccarono due consigli che cogliemmo con la
dovuta attenzione, e che effettivamente orientarono la nostra impresa negli anni seguenti.
Dopo avere ascoltato le nostre lezioni, Fermi ci disse -e lo confermò con chiari
argomenti- che nelle nostre condizioni, e con quella apertura della ciambella, l'inten-
sità finale dei fasci gamma dalla macchina era più che proporzionale alla energia E di
iniezione degli elettroni. Conveniva puntare ad innalzare E, nei limiti concessi dai fìnan-
ziamenti e dai tempi. ( oto che questo è forse l'ultimo intervento di Enrico Fermi sulla
fisica italiana, almeno in Italia, insieme all'altro che tra poco dirò.)
Questo ricordammo chiaramente quando dovemmo orientar ci ad un iniettore di elet-
troni definitivo per il nostro progetto [14], e puntammo decisamente ad una nuova mac-
china di Van de Graaff, ormai disponibile sul mercato. Se il nostro sincrotrone tenne
il record di intensità per almeno due anni rispetto alle con simili macchine degli Stati
Uniti e del mondo, questo lo si deve anche, od in buona parte, al consiglio di Fermi, che
non esitammo a sottolineare alla Comunità Scientifica Italiana che doveva decidere sulla
nostra iniziativa.
Ma un altro consiglio decisivo venne da Enrico Fermi a noi, in quei magici ultimi giorni.
Gilberto Bernardini, il grande fisico nostro maestro di muoni, mesoni e di raggi cosmici,
è stato di fatto, nel 1952-1953, l'ispiratore del sincrotrone di Frascati. Quando la sede
-Frascati- fu definitivamente assegnata, rimasero a disposizione dei fondi, che erano
stati ormai assegnati alla ricerca fondamentale, in particolare offerti da Pisa e da Lucca.
Il consiglio di Fermi fu immediato, passeggiando per i sentieri della villa Monastero:
"fatene un calcolatore elettronico". Questo consiglio venne seguito da G. Bernardini e
da M. Conversi, e nacque così una iniziativa di avanguardia di calcolo elettronico in Pisa,
che molto giovò alla evoluzione nuova della ricerca scientifica italiana.
Insomma, sono uno dei tanti che hanno ricevuto consigli importanti da Enrico Fermi,
sempre capace di arrivare al punto fondamentale, pur da una varietà di elementi appena

